Gli “scup” di Selvaggia Lucarelli

selvaggia lucarelli

Selvaggia Lucarelli avrebbe sottratto illegalmente informazioni e immagini da computer altrui e avrebbe tentato di venderle, “al fine di procurare a sé o ad altri un profitto”. Si tratta di 190 foto di una festa di compleanno di Elisabetta Canalis sul lago di Como, con l’allora fidanzato George Clooney. Per l’accusa del processo che inizierà il 19 giugno, i tre imputati (oltre a Lucarelli, anche i blogger Guia Soncini e Macchianera), avevano rubato informazioni anche a Mara Venier, Sandra Bullock, Scarlett Johansson e Federica Fontana, violando la password di accesso alla posta elettronica di quest’ultima. Profilo dal quale sarebbero state “trafugate” le foto della Canalis che ha sporto denuncia. Secondo la pm i tre blogger “fraudolentemente intercettavano comunicazioni relative a un sistema informatico o telematico e ne rivelavano in parte il contenuto. In particolare, avendo fraudolentemente ottenuto gli accessi a vari account di posta elettronica, ne monitoravano la posta in entrata utilizzando un apposito account di posta elettronica come collettore unico di tutta la corrispondenza intercettata”. La Lucarelli in particolare, tramite il giornalista Gabriele Parpiglia e l’agente fotografico Giuseppe Carriere avrebbe tentato di vendere le foto al settimanale Chi a circa 100 mila euro, ma senza successo, perché nel frattempo la Canalis era già andata a sporgere denuncia. La Lucarelli si è già auto-assolta sul suo profilo Facebook dichiarandosi estranea alle contestazioni del magistrato. Vedremo come andrà.

Chiesa, una schifosa piaga sociale

prete pedofilo

Non sta passando giorno in cui non ci sia qualche prete arrestato per abuso sessuale di minori. Dopo le centinaia di denunce emerse da tutto il mondo per gli abusi commessi anche 30-40 o cinquant’anni fa durante il pontificato di Benedetto XVI, sembra ormai che pure a questo schifo ci abbiamo fatto il callo. Siamo diventati consapevoli del marcio presente nella chiesa, ma allo stesso tempo ci riteniamo immuni e sempre a distanza di sicurezza dalle mani morte di certi preti senza scrupoli. Noi e i nostri figli. Continuiamo quindi a frequentare la chiesa, a farci somministrare l’ostia da mani sospette per non dire luride, e ascoltiamo i sermoni di una categoria, quella dei preti, che rivendica indefessa la propria patente moralista, ma che nei fatti si rivela una morale a parole, visto che nessuno crede alla vita casta di questi soggetti. Chi per le donne, chi per gli uomini, chi per i ragazzini, il seminario si rivela sempre più simile a un rifugio per repressi e deviati gentili in cerca di una vita di apparenze, di parallelismi inconfessabili dietro un’immagine farlocca. E’ un peccato che a rimetterci in credibilità siano anche quei preti che hanno preso i voti per vera vocazione. Ma siccome non passa giorno in cui altri preti si rendono responsabili di storie di abusi e di sopraffazione, non possiamo che dare discredito a tutta la categoria. Siamo costretti a fare di tutta l’erba un fascio perché purtroppo, allo schifo quotidiano che ci raccontano le cronache con protagonisti i soliti individui clericali, non corrisponde una ribellione chiara e plateale della parte buona della categoria che ha scelto i voti. Non vediamo abiti talari stracciati, non assistiamo a scioperi delle messe, se non qualche scomunica in solitudine del buon Papa Bergoglio. Eppure dovremmo aver compreso la gravità del fenomeno. Dovremmo aver capito che i vizi sessuali dei preti sui minorenni, sono possibili soltanto su giovanissimi che vivono in condizioni di disagio, e dunque sono un’orribile piaga che un Paese civile dovrebbe condannare. Come? Con un distacco di massa da tutta la chiesa. Del resto, se quei minori vivessero in condizioni normali, non si farebbero fotografare nudi e tantomeno farebbero sesso con un adulto o con un vecchio. E’ proprio questa enorme ipocrisia che abbraccia l’intero mondo clericale ad essere odiosa. Come odiosa è l’ipocrisia di quell’esercito di capre che continua ad andare in chiesa, e a messa nonostante quello accade ormai ogni giorno. Dopo quello che le cronache ci hanno raccontato sulle perversioni nascoste di certi preti, dovremmo aver smesso da un pezzo di ascoltare sermoni e prediche dei preti. Categoria che in tema di discredito, hanno ormai raggiunto, se non superato, i politici. Questa chiesa non fa soltanto schifo. E’ una piaga sociale che continua a danneggiare i nostri figli. Basta ipocrisia!

Se votassi tra una settimana…

elezioni regionali

Se fossi un cittadino chiamato a votare la prossima settimana alle urne, penserei come prima cosa di non disertarle. Cercherei di conoscere al meglio la storia personale e politica dei candidati a governare la mia Regione. Darei un’occhiata ai programmi e una sbirciata ai candidati al consiglio regionale. Cercherei di non farmi distrarre dai trucchi fotogenici e dallo sbianchettamento dei difetti fisici sulle facce ingigantite dai manifesti. Ripasserei il metodo di voto e il concetto di voto disgiunto. Cercherei di assistere a un incontro pubblico previsto nella mia città per rendermi conto dello spessore del candidato e della gente che lo segue. Diffiderei di chi abusa dei sorrisi e cercherei di cogliere qualche messaggio sensato. Diffiderei di candidati parenti di famiglie che controllano piccoli o grandi potentati e di quelli che hanno avuto figli, coniugi o famigli già nominati in passato. Diffiderei pure di candidati cooptati dai telegiornali delle tivù commerciali. Cercherei di valutare con serenità l’operato di chi già ha governato e si ricandida per ripetere l’esperienza.

Alla fine opterei per un candidato semplice che viene dal basso e che si riduce lo stipendio. Solitamente questo candidato ha un programma elettorale, una lista di candidati della sua estrazione sociale e morale (dunque come me), è abbastanza giovane, di buona cultura e con un passato da precario, o comunque uno che non ha interessi diretti in politica. Se questo candidato viene anche attaccato sui giornali per questioni nulle o banali (tipo quelle di Paolo Becchi nei confronti di una candidata acqua e sapone in Liguria ), e se soprattutto viene bistrattato dalla stampa di sistema, vuol dire che se lo voterò, avrò molte possibilità di fare bene, e di vedere cambiare in meglio le istituzioni. Peccato che io residente in Lombardia non avrò modo di andare alle urne tra una settimana. Altrimenti avrei già chiaro chi votare. Chiaritevi bene le idee anche voi! Voi che avete la fortuna di dare una svolta alla vostra Regione.

Ostuni premiato per Ruby: farà il questore

pietro ostuni

«Dottore, volevo confermare che conosciamo questa ragazza, ma soprattutto spiegarle che ci è stata segnalata come parente del presidente egiziano Mubarak e dunque sarebbe opportuno evitare che sia trasferita in una struttura di accoglienza. Credo sarebbe meglio affidarla a una persona di fiducia e per questo volevo informarla che entro breve arriverà la delegata della presidenza del Consiglio, Nicole Minetti, che se ne occuperà volentieri». Silvio Berlusconi, ore 23 del 27 maggio 2010, rivolto a Pietro Ostuni, capo di gabinetto della Questura di Milano dov’è stata portata Ruby, 17 anni, fermata per furto e fuggita da casa senza documenti. Ostuni se ne fotte delle disposizioni della pm dei minori Annamaria Fiorillo e, anzi, assicura che provvederà al più presto. Con un «indebito intervento», dispone al commissario Giorgia Iafrate il rilascio di Ruby senza nemmeno fotosegnalarla. Ostuni obbedisce dunque a Berlusconi per piaggeria: fa ricevere in questura la spogliarellista del Bunga bunga Nicole Minetti alla quale viene consegnata la ragazza marocchina ancora minorenne. Che poi verrà portata a casa di una prostituta. Ecco, Pietro Ostuni, dopo un vergognoso trasferimento, benché sia uscito indenne dal processo di concussione grazie al Patto del Nazareno che ha prodotto il cambio della legge sulla concussione per induzione (non ha avuto vantaggi indebiti dalla sua servile obbedienza all’allora premier), ora sarà promosso questore. Non lo ha deciso Berlusconi, ovviamente. Lo ha deciso a Roma il Consiglio di amministrazione per il personale della polizia. Colui che per l’accusa al processo poteva ottenere «un indebito vantaggio», che infatti poi c’è stato con la sua promozione a vicario, oggi vive la sua consacrazione diventando questore post-sentenza. Insomma, in Italia obbedire e leccare con servilismo paga sempre.

Liguria, Antonio Russo #staisereno

antonio russo
Antonio Russo, caporguppo M5S Imperia

Non è bastata la polemica insulsa del senatore renziano Stefano Esposito, che un paio di mesi fa insinuava su Facebook «Il reggente del clan Spada, Roberto, è un fan di Alessandro Di Battista». Ora, a due settimane dal voto regionale, ci si mette pure Antonio Russo, capogruppo dei 5 stelle in comune a Imperia. 60 anni, calabrese tutto d’un pezzo, già candidato sindaco nella città di Scajola, dichiaratamente contrario alle pizzate elettorali (chissà che cosa avrà pensato nel vedere Luigi Di Maio servire pizze a Napoli pochi giorni fa!?), Russo chiede espressamente di non dare la preferenza a Daniele Comandini, candidato alle regionali in Liguria come capolista, il più votato alle regionalie con 75 preferenze. Il motivo? Perché Comandini è amico fraterno di tal Carmine Mafodda, attivista a 5 stelle, rampollo di una famiglia che una decina d’anni fa ha avuto problemi con la giustizia per questioni di ‘ndrangheta.

Mafodda non è candidato ed è ovviamente incensurato. Rivendica giustamente la sua autonomia dalla nomea dei suoi familiari. Ma a Russo, evidentemente, questo non basta. Sarà un grillino incorruttibile, ma in fatto di mentalità dev’essere rimasto lui stesso schiavo di qualche retaggio familistico. Alice Salvatore, candidata presidente della Liguria del Movimento, arriva in soccorso di Comandini, che miaccia querele. E dice che pure Peppino Impastato era figlio di un mafioso. Vero! Aggiungo io che anche Lea Garofalo era moglie di uno spietato ‘ndraghetista che l’ha fatta uccidere barbaramente per essersi ribellata. In Puglia, candidata in “Noi a Sinistra con la Puglia”, partito di Nichi Vendola, c’è la foggiana Carmela Cenicola, sorella di Vincenzo, killer condannato a otto anni per l’omicidio di Fabrizio Pignatelli. E allora? Perché fare di tutte le famiglie un fascio? Perché non dare fiducia a una persona in quanto tale, aldilà della nomea? Perché questo razzismo al contrario? E pensare che Antonio Russo da candidato sindaco di Imperia non è riuscito a raggiungere le due cifre percentuali nonostante in quell’area, sia per le politiche che per le europee, il Movimento 5 stelle ha abbondantemente superato il 30%. Sarà mica per qualche rivalità personale? Non vorrei che Russo tema l’arrivo di Grillo a sostegno di Comandini, visto che con lui da candidato il comico non si è fatto vedere. Del resto Russo è estimatore e amico di Federico Pizzarotti, il sindaco di Parma inviso ai due fondatori del M5s. Con tutto il marcio cui si è assistito nel Ponente ligure da parte dei partiti, Antonio Russo si preoccupa di un candidato amico di un incensurato con un cognome scomodo? Ma dico io, dov’è finita la serietà di certi grillini? Qualcuno dica a Russo che i candidati impresentabili sono tutti al vaglio dell’Antimafia su iniziativa di Rosy Bindi. Allo stato attuale non risulta nessun candidato di Grillo sospettabile, ma c’è tempo fino al 31 maggio per saperlo. Per ora #antoniorussostaisereno.