Rai, i 5 stelle puntano su Milena la messinscena

milena gabanelli
Milena Gabanelli

Leggo dappertutto che il Movimento 5 stelle vuole proporre Milena Gabanelli a dirigere la Rai. Onde evitare dubbi e ulteriori guai alla brava collega di Report, ma anche ai grillini, è bene fare un po’ di ordine sulla figura della giornalista bolognese tanto corteggiata dalla politica. Intanto Milena è una cronista di quelle che i problemi li sa raccontare ma non li sa risolvere. Dirigere la Rai vuol dire prendersi in mano un guaio grosso. Inoltre Milena è una free-lance di quelle che alla fine è più fissa di quelli che hanno il posto fisso. Lei preferisce fare la parte di quella che è sempre a rischio e in bilico, sull’orlo della rovina. Sono anni che Milena si martirizza. E’ la versione femminile di Santoro. Report è la sua croce delizia. Tanto doveva sparire, tanto in Rai è durata. Sono spariti gli altri, tipo Dandini e il direttore Ruffini. Non Milena. Che ha firmato decine di inchieste (alcune, diciamolo anche se non si può dire, erano mappazze un po’ pallose). Ma avevano, e hanno, il pregio di costare un decimo rispetto agli standard medi per l’azienda pubblica (vedi Bruno Vespa) e di fare comunque buona informazione. Sommersa dalle cause, ogni volta che denuncia la mancanza di copertura legale dalla Rai, la Rai la copre sempre. Sempre! Anche quando il canale pubblico era governato da servi di partito come Mauro Masi.

Infatti in questo Paese di servi non ci vuol molto a diventare eroi. Milena lo è, con un contratto che in tempi di crisi è da nababbi: 150 mila euro l’anno per raccontare con le immagini i ritagli di giornale e avere tutti ai propri piedi: colleghi disoccupati e partiti in cerca di scoop. Chi lo fa fare a Milena di mettersi nelle grane di una poltrona pubblica? Eppure la politica vuole, pretende Milena e non la molla. Nel 2010 il Pd di Flavio Delbono la voleva candidare sindaco di Bologna. Poi sono arrivati i 5 stelle che l’hanno messa in lista per il Quirinale. O meglio, la rete dei 5 stelle. Milena, per tutta risposta, abituata a mandare gl’inviati persino su Marte, c’è cascata. In un impeto di ricercata autonomia e distacco ha confezionato una patacca sui presunti guadagni dei banner del blog di Beppe Grillo. E sì che sarebbe bastata una telefonata da via Teulada a Casaleggio per farsi dire che con i banner non si campa! Ma la politica non impara. 5 stelle compresi, che da ingenui recidivi rivogliono Milena in un ruolo politico a capo della Rai.

Almeno così mormorano i giornali. Ma Milena non vuole, e non ne ha bisogno. Pensate che quando Aldo Grasso ha scritto sul Corriere che la Rai dovrebbe farle un monumento perché senza di lei l’azienda chiuderebbe, il Corriere l’ha subito assunta “in piena libertà”, disse l’allora direttore De Bortoli. Infatti la prima libertà che Milena si è presa, è stata quella di ripetere due articoli sullo stesso argomento: “I vantaggi del limite all’uso dei contanti” e “Perché serve imparare a non usare i contanti“. Contanti tanto difesi dai grillini, apertamente contrari al denaro elettronico e alle carte di credito. Il pretesto di Milena è stato efficace quanto banale: “girare con i contanti si rischiano rapine“. Allusioni di Milena alle rapine bancarie sulle commissioni dalle transazioni? Nessuna. Poi vai a vedere chi c’è nel cda di Rcs (editore del Corriere su cui scrive Milena), e scopri che ci sono due pezzi grossi nel mondo delle banche: una è Laura Cioli, amministratore delegato di Cartasì, e l’altro è Gerardo Braggiotti, numero uno di Banca Leonardo. Entrambi consiglieri. Strano che una “cagna sciolta” e indipendente come Milena sui conflitti di interesse non abbia ancora trasmesso su Report una bella radiografia al cda del Corriere, che per altro ha beneficiato fino a ieri di finanziamenti pubblici all’editoria.

Insomma, se davvero i 5 stelle proporranno Milena a capo della Rai, Milena si vendicherà con qualche altra patacca sulle ricevute dell’estetista di Carla Ruocco, o su qualche improba omonimia come già successe con Potito Salatto, il deputato scambiato da Report per un omonimo imprenditore citato nelle intercettazioni della malasanità pugliese. Milena non vuole ruoli politici e dirigenziali. Non c’è bisogno di essere un addetto ai lavori per capire che Milena sta bene dov’è, nella sua parte di eterna precaria a contratti profumati. La Rai non si disfarà mai di Report, e Milena, il Corriere se lo terrà sempre stretto. Per scriverci su “Credo che le energie e le intelligenze dovrebbero essere convogliate nella costruzione di un sistema che permetta a tutte le aziende, anche piccole, di poter assumere e licenziare senza drammi“. Licenziare tutti, tranne Milena naturalmente. Non ci rimane che sperare in una smentita ufficiale da parte dei 5 stelle affinché possano proporre una figura del tutto autonoma ed estranea ai giri della Rai.

Varoufakis colpevole di alto gradimento

Yanis Varoufakis

Il procuratore della Corte Suprema al parlamento greco chiede l’imputazione dell’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis per alto tradimento. La sua colpa è quella di essere stato coerente con le promesse elettorali. E’ stato troppo trasparente nel registrare le segrete riunioni della Troika e a pubblicarle sul web; ha osato rivendicare la sovranità del popolo greco e ha difeso il referendum che ha sancito lo schiacciante NO all’austerity. Non solo: si è pure permesso il lusso di dare dei terroristi al gotha della Ue. Davvero troppo per la magistratura greca, tutta ribaltata quanto la Merkel. Eppure se in Grecia ci fosse uno da imputare di alto tradimento, quello sarebbe semmai il premier Alexis Tsipras. Che dopo aver promesso in campagna elettorale fuoco e fiamme a Bruxelles, si è rimangiato tutto accettando a capo chino le minacce della cricca bancaria Juncker-Merkel-Draghi. Varoufakis voleva attuare il “piano B” accordato con Tsiprasi prima che questi vincesse le elezioni per il motivo che «è in atto una limitazione terribile della sovranità nazionale imposta dalla troika dei creditori ai ministri greci, i cui dipartimenti chiave non hanno accesso ai documenti necessari per introdurre politiche innovative. Quando la perdita di sovranità a causa di un debito ufficiale insostenibile, viene legata a politiche subottimali in Paesi già sotto pressione, si capisce che c’è qualcosa di marcio nell’euro». Parola mantenuta da Yanis Varoufakis, 54 anni, ex ministro delle Finanze greco. Parola tradita da Tsipras. Ecco perché le dimissioni di Varoufakis sono state una mossa coerente. Più che alto tradimento, qui parliamo di un personaggio ad altro gradimento tra i cittadini greci e non soltanto. In condizioni normali ci sarebbe da fare una retata nella Troika, rinchiuderla in cella e buttare la chiave. Varoufakis meriterebbe un monumento al coraggio e alla coerenza. Invece lo vogliono far fuori per l’euro. Ah che bella Europa…

La promessa tradita di Michele Emiliano

michele emiliano

«Farò liste pulite. Indagati e condannati resteranno a casa». Parola di Michele Emiliano, candidato Pd alla presidenza della Regione Puglia. Ebbene, oggi che l’ex pm è diventato governatore della Puglia, scopriamo che quella promessa non l’ha per niente mantenuta. Ecco perché: il capogruppo dei riformisti, Michele Mazzarano è imputato per finanziamento illecito ai partiti. I presidenti delle commissioni Bilancio e Industria, Fabiano Amati e Donato Pentassuglia, sono rispettivamente condannato in appello di tentato abuso d’ufficio, e imputato a Taranto nell’inchiesta “Ambiente svenduto”. Mauro Vizzino, eletto nelle file di “Emiliano sindaco di Puglia” e ora segretario delle Commissioni Industria e Cultura, è imputato di peculato. Il presidente della commissione Sanità e vicepresidente delle commissioni Affari generali e Cultura, Pino Romano, è indagato in un’inchiesta sulla Asl di Brindisi: avrebbe favorito imprese compiacenti in nome di «un accordo corruttivo» che aveva come contropartita «continue richieste di assunzione di personale» e «nell’affidamento di sub appalti a ditte molto vicine ai politici e alla dirigenza della Asl». Prescritto. L’ex finiano Paolo Pellegrino, vicepresidente della Commissione Sanità è stato agli arresti domiciliari per i reati di corruzione, turbativa d’asta e falso nello scandalo Fiorita di Raffaele Fitto. Ernesto Abaterusso, vicepresidente della commissione Industria, è imputato a Lecce per truffa aggravata ai danni dello Sato (avrebbe fatto lavorare nella sua azienda di scarpe dei cassintegrati); è anche indagato a Civitavecchia per abuso d’ufficio (come presidente del cda di Italia navigando avrebbe svenduto una concessione demaniale marittima per costruire e gestire il porto di Fiumicino a società dell’imprenditore Bellavista Caltagirone). In tutto sono 7 tra indagati e imputati su 22 nominati alla Regione Puglia nel Pd o con liste collegate al Pd di Michele Emiliano. «Farò liste pulite. Indagati e condannati resteranno a casa». Qualcuno gli faccia memoria.

Bollettino del regime euro-falsario

troika

Grexit, traduzione dal giornalese classico. Due a caso: “La Repubblica” e “Corriere della sera”;

L’intesa Ue spacca la Grecia

(La Grecia intesa come popolo greco non è spaccata, anzi, è unita a voler tornare a vivere con la dracma);

Salvataggio da 80 miliardi in cambio delle riforme da attuare entro domani

(Il salvataggio non è che altro indebitamento utile a strozzare definitivamente il Paese ellenico, che già ora non restituirà mai i 330 miliardi di debito sovrano accumulato con le banche usuraie della Troika).

Varoufakis va all’attacco “Umiliati, Tsipras ha ceduto” Il governo rischia di saltare

(L’ex ministro delle finanze greco che attacca il suo premier Tsipras, dà di giochino sporco. Sembra che la mafia europea rassicuri il governo dal linciaggio del popolo a patto che loro, partiti e ministri greci, inscenino una finta rottura che permetta alla Troika di continuare a tenere la Grecia nell’euro indebitandola all’infinito).

Atene si arrende Riforme dure in cambio di aiuti.

(Il Corrierone dà un titolo veritiero ma come se “Atene” fossero i cittadini greci anziché il loro governo). “Riforme dure in cambio di aiuti” è solo un refrain dal sapore nazista senza nessun senso logico dopo un referendum nettamente contrario ai cosiddetti “aiuti” in euro. Ricorda il ministro Goebbels, che diceva “menti, menti, menti che qualcosa resterà”.

Le banche restano chiuse l’accordo piace ai mercati bene le borse, giù lo spread

(Il giornalese dà messaggi rassicuranti sulle banche lasciando completamente perdere il parere sovrano del referendum popolare e le sue condizioni di vita. I greci muiano pure di stenti, l’importante è che “l’accordo piace ai mercati“; le banche rimangano chiuse purché “bene le borse“; si dia seguito alla shoah della finanza se questo tiene “giù lo spread“.

Ogni giorno vissuto in queste condizioni significa morte progressiva di tutti. Grecia, poi l’Italia. Quei titoloni fumosi e insulsi sui giornali servono a tenere ignorante la gente, che in questo modo continua a non capire i giochini della banda di falsari della Troika che stampano l’euro. Il bazooka mediatico tradizionale (tivù e giornali) sta dalla parte dell’establishment Ue. Di questo passo, finché non ci sarà una Grexit liberatoria, sarà solo guerra e morte.

Quel misterioso black-out a Wall Street

hacker

Si ferma Wall street per un misterioso black-out, ma per la Casa Bianca “non sono gli hacker“. Guarda caso proprio nei concitati giorni del Grexit e del crollo della borsa di Shanghai. Insomma, dopo la Wikileaks di Assange siamo alla GrexiLeaks di Varoufakis.