Giuliano Ferrara e il “Grillo demente”

Video pubblicato sul Fatto quotidiano

Puntata vivace ad Agorà, su Rai 3 a cui ho partecipato stamane. In collegamento c’era Giuliano Ferrara che romanzava prostrato con lingua chilometrica i possibili argomenti tra Renzi e Berlusconi “in luna di miele” durante il loro incontro a porte chiuse di ieri sera a Palazzo Chigi. Il “giornalista”, se così è lecito definire, ha dato del demente a Beppe Grillo. E’ stato a quel punto che non ho potuto evitare di ricordare ai telespettatori che di fronte avevano un servo libero dell’ex premier di Arcore.


Fabio Fazio, ecco alcune domande per Napolitano

fabio fazio

Fabio Fazio, visto che si prepara a “intervistare” Giorgio Napolitano a “Che tempo che fa” su Rai3 con domande concordate. Visto che l’occasione è ghiotta per dare alcuni chiarimenti mai arrivati agli italiani, provo suggerirgli qualche domanda da fare al Capo dello Stato:

Presidente Napolitano

1) Perché Lei ha voluto la distruzione delle intercettazioni con l’ex ministro Nicola Mancino?

2) Che motivo aveva il suo ex consigliere D’Ambrosio (morto in circostanze poco chiare), di assicurare Mancino di un Suo diretto interessamento per il coordinamento delle procure impegnate nel processo sulla trattativa Stato-mafia, quando poi, com’è successo, l’ex ministro è finito imputato per falsa testimonianza al fianco di Totò Riina e altri boss della mafia?

3) Il fallito attentato al giudice Falcone all’Addaura del 1989, ha accertato il coinvolgimento di uomini dei servizi segreti italiani, tanto che al processo della trattativa, alcuni pentiti hanno riferito dell’esistenza di un “Doppio Stato”. Perché Lei, presidente, ritiene “fantomatica” questa ipotesi per un giudice che poi è morto sotto le bombe della mafia?

4) Si è pentito di aver firmato lo scudo fiscale? Le pare giusto che gli evasori possano rientrare coi loro capitali al 5% di tasse, mentre gli imprenditori pagano il 70%?

5) Perché Lei presidente, ha ritenuto di firmare il legittimo impedimento per il pregiudicato Berlusconi? E perché firmò anche il Lodo Alfano? Legge palesemente in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione di cui Lei dovrebbe essere garante.

6) Qual era il significato dell’intimazione ai magistrati di “evitare condotte che creino indebita confusione di ruoli e fomentino l’ormai intollerabile, sterile scontro tra politica e magistratura” all’indomani delle imputazioni a carico di politici eccellenti quali Alfonso Papa (Pdl), Alberto Tedesco (ex Pd) e Filippo Penati (Pd). Ha altri moniti per quei magistrati che perseguono il latitante Marcello Dell’Utri, l’ex ministro Fitto condannato in primo grado, e il senatore Formigoni rinviato a giudizio per corruzione, tanto per fare qualche esempio?

7) Andiamo alla nomina a premier di Mario Monti: è vero che lo ha incontrato mesi prima per prospettargli la nomina? La Sua è stata una scelta politica oppure ha subito condizionamenti dalla Troika di Mario Draghi, Angela Merkel e Christine Lagarde? Monti ha firmato il fiscal compact che, se mantenuto come da accordi, significa la morte dell’Italia. Che le sembra?

8) L’anno scorso Lei promise che non si sarebbe ricandidato a Presidente della Repubblica. Poi improvvisamente cambiò idea e si fece rinominare la seconda volta. Perché questa improvvisa virata?

9) Perché Lei presidente, nel suo ruolo ha fatto dichiarazioni di parte, esprimento approvazione per il partito delle larghe intese? Non crede di aver perso la sua imparzialità? Perché dovremmo ritenerla ancora un presidente imparziale?

10) Perché ha deciso di nominare Renzi quale terzo premier senza voto, anziché sciogliere le Camere e mandare il Paese alle urne come accade in tutte le democrazie?

11) Perché Lei presidente, ha detto che qualcuno in parlamento rema contro gli interessi della gente? Era riferito al Movimento 5 stelle? Oppure a chi?

12) A proposito del Movimento, in un’occasione Lei disse di non aver sentito alcun “boom” a proposito del massiccio ingresso di questi nuovi deputati nelle istituzioni. Perché rispose così? Se l’è legata al dito? E’ ancora di quel parere? Lei che è da sessant’anni in politica, aveva già assistitito a un fenomeno simile?

13) Che ne pensa Lei della parabola di Forza Italia con l’arresto di Marcello Dell’Utri in veste di latitante e il ruolo di Berlusconi nel ruolo di pregiudicato? Lei non ha nessuna remora che la Sua rinomina al Quirinale sia dipesa anche dalla scelta di quel partito lì?

14) Lei crede che anche il Suo predecessore Sandro Pertini avrebbe firmato tutta la sfilza di leggi bocciate dalla Consulta? Come ritiene di paragonarsi Lei, rispetto a Pertini?

15) Quando pensa di dimettersi dal Quirinale?


Il Movimento è un partito (perfettibile)

beppe grillo panorama

Perdonerete la modestia, ma mi reputo un cittadino a 5 stelle perché del Movimento condivido praticamente tutta la filosofia, che è la partecipazione, la responsabilità, l’onestà e la libertà. Come sempre, perdonerete anche la schiettezza che uso per farmi capire. Il movimento 5 stelle è all’attenzione costante dei media da un anno, cioè da quando sono entrati di colpo 163 parlamentari suddivisi tra Camera e Senato in occasione delle elezioni politiche. Dopo dodici mesi di ferrea opposizione di governo, il bilancio parla di centinaia di emendamenti, decine di proposte di legge, qualche mozione passata, e tra tutte la storica fuoriuscita dal Senato del condannato Silvio Berlusconi per merito certamente dei cosiddetti “grillini”. I 5 stelle sono la rivoluzione che ha sconquassato gli equilibri tiepidi dei partiti. Si sono inseriti nel panorama politico come vero terzo incomodo. Hanno mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale rifiutando i rimborsi elettorali, rendicontando le spese e restituendo buona parte dello stipendio e soprattutto hanno condiviso molte scelte politiche chiedendo il voto alla base tramite internet. C’è di che essere soddisfatti di tutto questo.

Di contro, dopo un anno, è tempo di bilanci anche critici. Il Movimento 5 stelle ha avuto una pessima comunicazione nonostante le gigantografie degli assegni esibiti n piazza. Il boicottaggio delle tivù da parte dei deputati ha influito negativamente sull’immagine del Movimento. Il ricordo dell’incontro tra Lombardi-Crimi-Bersani è stato forse il peggiore di tutti, e purtroppo fu pure il primo grande palcoscenico del M5s. Se escludiamo La7, le tivù hanno praticamente intessuto un costante lavoro di denigrazione del Movimento, e quando ne hanno parlato lo hanno sempre fatto in maniera sommaria e negativa. Hanno sfruttato al meglio (per loro) tutte le vicissitudini politiche del gruppo, soprattutto le epurazioni dei dissidenti. Siccome in politica conta la telegenia e la capacità di parlare, i 5 stelle, tranne poche eccezioni, non hanno certamente brillato di questa virtù. I migliori comunicatori del Movimento sono quelli che conosciamo tutti: Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Carlo Sibilia, Andrea Colletti, il senatore Morra con la senatrice Paola Taverna seguita dalle parlamentari Carla Ruocco, Giulia Grillo, Laura Castelli e poche altre. Insomma, su 150 parlamentari rimasti, tenendo conto della quindicina di fuoriusciti, sono una sparuta minoranza quelli molto comunicativi. Gli altri, sono pressochè degli sconosciuti e alcuni, quando parlano in aula, sono davvero inascoltabili (Nicola Bianchi faccia un corso di dizione perdio!!).

ll capitolo “base” è sostanzialmente eterogeneo. Cioè, gli elettori del Movimento che hanno facoltà di voto, hanno un’estrazione che va dalla destra alla sinistra. Lo dimostrano gli esiti ottenuti in alcune importanti consultazioni che si sono succedute quest’anno. Il voto sul reato di immigrazione, quello sull’incontro con Renzi e la sequela di voti per la scelta del tpo di legge elettorale, hanno dimostrato l’estrema varietà degli elettori del Movimento. Il capitolo Beppe Grillo è il cuore della questione del movimento. Beppe è l’indiscusso leader del partito che non decide nulla tranne se teme qualcuno che ai suoi occhi lo potrebbe insidiare. La visibilità di Grillo è il suo tallone d’Achille, ossia il suo limite. Appena un eletto fa una dichiarazione, oppure appare, eccoci al “Punto G” della Salsi (impopolare tra le donne, credetemi), o alla “crisi di visibilità” di Pizzarotti, liquidato con un minipost sul blog. Un mese fa Grillo aveva “sul petto” Alessandro Di Battista. “Tra un po’ diranno Grillo chi“. Di Battista ha girato le tivù come una trottola, ha infranto migliaia di cuori, è stato osannato dalla Bignardi dove ha confessato che gli sarebbe piaciuto candidarsi premier. Una volta espulso dalla Camera per ordine della Boldrini, Di Battista e il drappello di sospesi sono andati in esilio nelle piazze della Puglia, Basilicata e Calabria in camper. Di Alex Di Battista in tivù si è persa traccia. Sarà un caso, direte, eppure a ben pensarci…

A tutte queste considerazioni va sommata la differenza tra Grillo e la pancia del movimento. Grillo è un leader talmente convinto di ciò che dice da non considerare le conseguenze delle sue scelte negli indici di gradimento. Grillo non si preoccupa di silurare chicchessia. Non ha il concetto di partito, perché infatti il Movimento non ha una gerarchia di partito. Il Movimento è un indirizzo del capo e una colossale plebaglia di reazioni che alla fine, nel peggiore dei casi, si unifica con una votazione a maggioranza. La plebaglia, con rispetto parlando visto che ne faccio parte anch’io, è sostanzialmente una massa di sudditi che prende opinione in base agli umori del capo politico come accade in tutti i partiti. La mancanza di una gerarchia nel partito, non consente figure intermedie al Movimento perché la filosofia di Casaleggio è quella di spersonalizzare il politico, ridotto a mero esecutore della volontà popolare nelle istituzioni. Teoria che non attecchisce, visto che tutto il mondo è disseminato da leader e leaderini, tanto che Grillo è il vero e unico aggregatore. E’ un aggregatore che ha certamente qualche insidia da parte di piccoli e grandi capi-corrente all’interno del Movimento. I soliti Di Battista e Di Maio hanno a loro volta migliaia di seguaci e simpatizzanti come accade a dei leader, ma che di loro non si può dire. Federico Pizzarotti, da sindaco di Parma, è a sua volta un piccolo leader.  Come Grillo, Di Maio e Di Battista, usa Internet. Dunque, se su Facebook scrive qualcosa in contrasto con quel che pensa Grillo, Grillo lo chiama capitan Pizza, come un Berlusconi qualunque. Un leader, appunto, che ha il potere di decidere o comunque di condizionare le sorti di un attivista all’interno del movimento.

Pizzarotti è già formalmente fuori dal Movimento. E’ fuori da un partito che nonostante la rivoluzione democratica che è stato in grado di innescare, fa le dirette streaming solo quando fa comodo, e non rende noti i voti ottenuti da tutti i candidati, oltre che cambiare le regole a giochi iniziati. Insomma, per raggiungere standard di democrazia vera e diretta, ce n’è ancora da fare. Per ora, se vogliamo contare uno, fidiamoci ciecamente di Grillo. Speriamo che duri a lungo perché la rivoluzione culturale, prima che prenda il sopravvento in una maggioranza qualificata in questo dannto Paese, ci vorranno anni. Ecco, visto che mi sono preso il lusso a 5 stelle di usare la rete per esporre ciò che penso, ora mi aspetto qualche sfanculata da parte vostra. Non pensate che a me interessi usare il Movimento per una qualsiasi forma di leadership. Non m’interessa, non è la mia aspirazione. Sareste fuori strada. Viva Grillo!


Quando la droga si fa istituzione

droga carabinieri

Ragazzini di 12 anni capi-bische che si fanno chiamare “Diabolik”. Faccendieri arrestati per spaccio di cocaina a cantanti e politici. Il mondo degli stupefacenti è universale e profondamente inserito in tutti gli ceti sociali. E’ una delle travi portanti delle economie parallele, quelle sommerse e arricchite sul vizio, o sul bisogno umano più comune di vivere la realtà alterata. Cocaina, eroina, oppio, spinelli, lsd, acidi e chi più ne ha più ne metta, si calcola che tre giovani su quattro al di sotto dei vent’anni, negli ultimi quarant’anni, abbiano provato almeno una volta qualche sostanza stupefacente. Del resto lo stupefacente rimane una trasgressione intramontabile. Considerata un vessillo di autonomia e un distintivo di gruppo, dire droga è come imbattersi in una battuta di funghi. Ce n’è di buona e di cattiva, a seconda degli effetti che provoca all’organismo e di come viene “tagliata”. Proprio gli effetti dovrebbero costituire il riferimento del legislatore per regolamentarne l’uso e il consumo, considerando che è certamente sensato distinguere le droghe leggere dalle droghe pesanti. Com’è altrettanto sensato considerare le droghe un mezzo terapeutico. La legislazione europea in tal senso, tranne in pochi casi come l’Olanda, è essenzialmente proibizionista. In particolare in Italia, la famigerata legge Fini-Giovanardi in un decennio di rodaggio ha contribuito a sovraffollare le carceri di piccoli spacciatori senza portare alcun beneficio alla prevenzione della tossicodiependenza.

Gli stupefacenti continuano ad essere il core business della criminalità organizzata e delle mafie, a cominciare dalla ‘ndrangheta. Una vera e propria industria dello “svago” che si alimenta e si arricchisce senza alcun controllo della qualità delle sostanze spacciate. E’ infatti sempre alto il rischio di imbattersi in partite di droga tagliata male. Spesso e volentieri ci scappa il morto nelle discoteche per aver ingerito o inalato veleni col pretesto di raggiungere “lo sballo”. Sballo che il più delle volte, se non porta alla morte, porta a danni cerebrali permanenti. Sono tantissimi i giovani che si sono rovinati con le cosiddette pasticche di acidi acquistate il sabato sera all’esterno dei locali. Droghe sintetiche che una volta inalate avvelenano il sangue che raggiunge il cervello nell’arco di un minuto. Sono droghe devastanti che creano dipendenza, come il tabacco, la più tradizionale e comune “droga” legale, certamente non salutare ma senz’altro meno dannosa. L’uso e l’abuso delle droghe sono un dramma sociale che mai nessun governo si è seriamente impegnato di contrastare. I rapporti Onu degli ultimi anni rivelano che, per esempio, in Afghanistan, diminuisce la produzione di oppio a fronte di un costante aumento della coltivazione. Quei documenti, ogni anno, esortano a colpire i trafficanti anziché i contadini perché sono i trafficanti quelli che esportano una percentuale di oppio destinata al mercato illegale degli stupefacenti di cui si alimentano le mafie, soprattutto dell’Italia.

Il Bel Paese è la prima raffineria europea di sostanze stupefacenti e il primo esportatore di cocaina in Europa. Nelle fogne di Milano ne scorre a fiumi e se qualcuno al parlamento chiede il narcotest agli onorevoli, apriti cielo! Quando lo fece Carlo Giovanardi, soltanto 28 parlamentari risposero al suo appello sottoponendosi al test. 28 su quasi mille! Eppure sono molti i politici lambiti da vicende di droga. Dall’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, reo confesso di aver acquistato coca nell’inchiesta che gli ha giocato la carriera politica per la relazione con un transessuale, passando per Giampi Tarantini, l’imprenditore pugliese che forniva escort a Silvio Berlusconi; da Cosimo Mele, ex parlamentare dell’Udc finito nei guai per un malore della sua amichetta segreta Francesca Zenobi, detta Pocahontas; fino all’ex viceministro delle finanze Gianfranco Micciché, di Forza Italia definito da un’informativa dei Carabinieri un consumatore abituale di cocaina che gli veniva fornita fin dentro il ministero. Pare finita nel dimenticatoio la condanna a 14 anni e mezzo in primo grado inflitta a Giampaolo Ganzer, ex generale del Ros, il reparto dell’eccellenza dei Carabinieri. La sentenza emessa nel luglio 2010 da un collegio di giudici del tribunale di Milano, ha riconosciuto colpevole l’alto ufficiale di traffico internazionale di droga per aver sottaciuto e coperto, con la presunta collaborazione di un magistrato (Mario Conte, poi assolto in un processo stralciato per motivi di salute), l’accatastamento di svariati quintali di droga in un magazzino da rivendere sul mercato illegale. La droga in questione era il frutto di sequestri effettuati ai porti con l’aiuto di infiltrati, e di partite recuperate sul territorio dalle pattuglie notturne dislocate in prossimità di locali e discoteche lombarde negli anni Novanta, quando Ganzer vestiva il grado di Maggiore e coordinava l’attività di contrasto allo spaccio. Va da sé che dopo la sentenza ci siano voluti diversi mesi prima delle dimissioni dell’alto ufficiale. Va da sé pure l’attestato di “fiducia” da parte dell’allora titolare del Viminale Bobo Maroni (Lega nord).

Quando la droga si fa istituzione, è difficile che si inneschino politiche efficaci per dissuaderne all’uso. La Fini-Giovanardi che equipara droghe leggere e droghe pesanti come se avessero lo stesso effetto sulla salute umana, si è rivelata una legge banalotta che sembra fatta apposta per fare da specchietto per le allodole. Ci vuole ben altro per contrastare il mercato degli stupefacenti che finanzia i troppi interessi nascosti. Un contrasto efficace all’ipocrisia che avvolge l’industria della droga dovrebbe provenire soltanto da una classe politica slegata dagli affari loschi e, soprattutto, non tossicodipendente. Da lì, forse, si potrà regolamentare meglio il mercato dei vizi e proporzionare le sanzioni in funzione dei danni. Che sono sempre tanti. Troppi, alla salute dei nostri figli.

Questo articolo è pubblicato sull’ultimo numero di Dolce Vita.


Legalizzare la prostituzione (anche giovanile)

baby prostitute

Le cronache stanno dando molta enfasi allo scandalo delle “baby-escort”, ragazzine di 14-15 anni che si prostituiscono ai signorotti dell’età dei loro padri, se non addirittura dei loro nonni, per soldi. L’inchiesta romana che ha travolto il marito di Alessandra Mussolini tra i clienti delle adolescenti, fa emergere dettagli delle testimonianze delle minori coinvolte. Hanno sottolineato di prostituirsi perché “la paghetta dei genitori non ci bastava più“. Un fenomeno che fa scandalo come se fosse l’unico, mentre migliaia di giovani e giovanissimi si “vendono” nelle chat in rete con prestazioni di sesso virtuale, e in qualche caso carnale vero e proprio, senza che nessuno batta ciglio. Tralasciando l’aspetto sensazionalistico di una storia di baby-prostitute, partiamo dal dato sorprendente della recente indagine Ipsos: dice che un un adulto su tre reputa lecito il rapporto sessuale con un minore. Non abbiamo sondaggi Ipsos al contrario, cioè con la stessa domanda rivolta agli adolescenti nei confronti degli adulti, ma su questo argomento è opportuno fare alcune considerazioni senza tabù, alla luce dei fatti che accadono.

Quando si parla di adolescenti, si discetta di “integrità psicofisica” in relazione al loro rapporto col sesso e al fatto che qualche teenager scelga di prostituirsi per fare soldi. Diciamo subito che poiché nel nostro Paese ai giovani è stato rubato il futuro, la scelta di andare in cerca di fortuna all’estero può sembrare più dolorosa e meno accomodante di una sveltina casalinga col quarantenne tutto cash che ti permette di comprare lo smartphone e le scarpe firmate. Io ho qualche riserva nel legittimare il binomio prostituzione-diseducazione, soprattutto nei confronti dei giovani di oggi. Cresciuti in fretta a pane, tivù e internet, i teenager attuali non sono più quelli di trent’anni fa. Crescono prima e hanno meno remore con la fisicità. Basta girare le discoteche per rendersi conto cosa accade nei bagni tra giovanissime e giovanissimi in cambio di pochi euro o di una bevuta gratis. Mentre le cronache ci scandalizzano di fronte a due ragazzine che si prostituiscono, passa sottotraccia l’umiliazione dello sfruttamento giovanile nel (poco) lavoro con orari impossibili e paghe da fame, sia che sei commessa, sia che sei laureato. La morale comune continua a preferire il puritanesimo e la verginità da riservare a una vita matrimoniale quasi sempre anticamera di fatiche, rinunce e stenti.

Quando sento parlare di “corruzione di minore” in relazione all’offerta di soldi a una/un giovane in cambio di sesso, mi chiedo come mai questo reato non si configura quando un adulto offre certi cachet a pupe minorenni da esibire in immagine nelle fiere, manifestazioni o negli spot pubblicitari. Se la corruzione persegue un atto diseducativo e contrario al buon costume, perché mai dovremmo prendercela solo col sesso, e non con centinaia di altri esempi di dubbia moralità? E se la corruzione fosse perimetrata da un “tetto” economico oltre il quale non rischiare l’imputazione? Una bella 15enne su un palco viene più educata con un ingaggio da 50 euro piuttosto che con 500? Proviamo a pensare che la prostituzione giovanile di oggi sia soltanto uno degli effetti tristi della rovina sociale in cui ci ha fatto precipitare la cricca di politici-banchieri e industriali che detiene la totalità delle ricchezze. La magistratura, con inchieste come quella sulle baby-prostitute, persegue gli effetti della crisi, ma non le cause. Per intenderci, le manette per usura dovrebbero essere strette ai polsi di Monti, Prodi, Lagarde, Draghi, Rehn, Merkel e i loro compagni di merende per averci catapultato nell’euro. In condizioni normali di libertà, dove anche ai giovani fosse permesso l’ingresso nel mondo del lavoro giustamente retribuito, non vivremmo la piaga della prostituzione giovanile con partner più vecchi di una o due generazioni.

Noi quarantenni che siamo cresciuti a pane e Raffaella Carrà nei tempi d’oro, compresi quelli che di noi pagano quelle povere ragazzine, ricordiamo bene come stavamo una volta rispetto ad oggi. Sappiamo perfettamente che certi fenomeni di degrado sociale si sono diffusi con l’avvento della crisi economica. Una crisi di un mondo che ha cambiato i suoi riferimenti e ha smarrito il senso del limite. Fermo restando che la legge Merlin va abolita per rendere la prostituzione un’attività redditizia, dovremmo chiederci se sia il caso di abbassare l’età del consenso sessuale anche in Italia invece che assistere a orde di connazionali che vanno a Cuba o in Thailandia a caccia di giovanissime. Il consenso per legge a 16 o a 15 anni, è un compromesso al ribasso che troverebbe giustificazione agli squallidi approcci tra adulti e ragazzine per ragioni di sopravvivenza in un Paese di disperati come l’Italia. Sarebbe un modo per offrire maggiori garanzie di sicurezza alle giovani. Oltre che una facile opportunità di guadagno. O è immorale e proibito sognare pure i soldi facili? Parliamone con lucidità, in questi tempi bui.