Massimo Ciancimino, al processo Mori, ha parlato della terza fase della trattativa fra Stato e mafia avvenuta nel periodo delle stragi del 1992. Ha detto che Marcello Dell’Utri sostituì suo padre (Vito ex sindaco di Palermo) nel rapporto con Cosa nostra: “Mio padre mi disse che fra il 2001 e il 2002 Provenzano aveva riparlato con Dell’Utri“.
Il papello che Massimo Ciancimino ha consegnato ai giudici della Procura di Palermo, contiene la seguente frase che la procura ha fatto propria: “Se passa molto tempo e non sarò indiziato del reato di ingiuria, sarò costretto ad uscire dal mio riserbo che dura da anni, convocherò una conferenza stampa in cui svelerò l’origine della coalizione che ha portato in politica Silvio Berlusconi“. La bozza, secondo Massimo Ciancimino risale al periodo 1994-1995.
Marcello Dell’Utri: “Siamo alla follia“.
Piero Ostellino sul Corriere: “E’ ormai irrilevante che Berlusconi sia perseguitato da una magistratura politicizzata e senza aggettivi. Se per sottrarlo ai suoi processi, dopo che la Corte costituzionale ha sentenziato contro il senso comune, è necessario approvare leggi contrarie al senso comune, non è Berlusconi a essere ostaggio della magistratura, ma il Paese a esserlo dell’impazzimento delle istituzioni“.
Pigi Battista sul Corriere riferito a Marco Travaglio senza mai nominarlo: “…spenti i computer dei giornalisti d’assalto. Il Caimano non ci farà questo scherzo. Durerà. Deve durare. Anche a costo di un provvedimento ad personam messo a punto dai nemici che non vogliono diventare suoi orfani. Perché questi quindici anni di sogno (e di sonno) possano trasformarsi in eternità“.
Amen.

Vincenzo De Luca
A bocce ferme vanno fatte alcune considerazioni sull’abbraccio fra Di Pietro e De Luca avvenuto sul palco del congresso Idv di Roma. De Luca non lo ha voluto Di Pietro. E’ stato “votato” da 3.600 delegati dipietristi. Di Pietro ha quindi accettato l’indicazione dei delegati del suo partito con lo slogan “da soli non si fanno figli” diminuendo le possibilità di far vincere il candidato di centrodestra Caldoro, sponsor tramite Cosentino dei casalesi.
Vincenzo De Luca è un sindaco estremamente stimato a Salermo. Si dice sia capace di riprendere un netturbino fannullone se gli capitasse di vederlo poltrire in strada. Ha la nomea di colui che ha cambiato in meglio Salerno. E’ imputato - pare - dopo essersi adoperato per salvare il posto di lavoro a centinaia di lavoratori.
De Luca, insomma, dopo Bassolino, è l’uomo forte del centrosinistra campano dai voti sicuri. Da qui, probabilmente la decisione di Idv di turarsi il naso spostando il baricentro dei principi secondo i quali non si devono candidare e appoggiare inquisiti, col solo intento di vincere in una regione ad altissimo tasso criminale.
Se il proposito varrà la causa bisognerà riconoscere la strategia azzeccata del partito di Di Pietro. Che infatti ha posto come condizione le dimissioni dalla eventuale presidenza di De Luca alla condanna in primo grado. Non a caso, De Luca, ha aperto il suo intervento improvvisato al congresso al grido di “legalità“.
Diverso il discorso in Calabria, dove l’imputato Agazio Loiero correrà col suo Pd senza Idv, che schiera l’imprenditore Callipo. Diverso il discorso anche in Puglia, dove Nichi Vendola ha spodestato i dalemiani vincendo tutto solo. Alle regionali ha infatti il sostegno di Idv.
Gli accordi raggiunti in 9 regioni su 11 e la presenza di Bersani al congresso di Idv dimostrano che il partito di Di Pietro è stato indispensabile a ceare le condizioni per dare stabilità al quadro politico, col solo intento di battere il centrodestra. Al prezzo di annacquare un pochino la purezza dei princìpi. Visto sotto questa chiave, l’appoggio a De Luca da parte di Idv può avere una sua logica. Col prezzo che Idv dovrà spostare il baricentro della sua politica. Condannato no, rinviato a giudizio forse sì. Soltanto il tempo ci dirà se la strategia avrà funzionato.
PS - Sabato sarò a Milano a un convegno sul libero web organizzato da Piero Ricca e Quimilanolibera al teatro Blu di via Cagliero a partire dalle 15.
Non appena ci sarà il comunicato ufficiale lo pubblicherò.
Ricordo l’entusiasmo col quale seguivo il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio di Antonio Bassolino, imputato nel processo di Napoli di cui illustravo con servizi video pubblicati sul canale Youtube di Italia dei valori il suo lento avanzare.
Ricordo l’entusiasmo col quale giusto un anno fa chiedevo ad Antonio Bassolino i motivi per i quali non si era dimesso dalla carica di governatore in quanto imputato in un processo. Emblematico il titolo di quelle domande fuori copione pubblicate sul canale Youtube di Italia dei valori: “Bassolino incollato alla poltrona“.
Antonio Bassolino è il governatore uscente della Campania che lascerà il suo scranno di governatore al compagno di partito Vincenzo De Luca, plurimputato in ben due processi: quello in cui è accusato di concorso in truffa per aver concesso la cassa integrazione a un gruppo di operai senza presupposti di legge, e di concussione per aver chiesto oneri di urbanizzazione e opere pubbliche non dovuti in ambito edilizio sul suolo di Salerno, città di cui Vincenzo De Luca è sindaco già dai tempi in cui era deputato incompatibile per doppia carica nel governo Prodi.
Ebbene, il plurimputato democratico Vincenzo De Luca, candidato unico del centrosinistra per le regionali in Campania, sarà sostenuto anche dall’Italia dei valori, il partito per cui io stesso ho seguito l’imputazione del democratico Bassolino. In un solo processo.
Antonio Di Pietro al congresso di Roma ha detto di non aver trovato altri candidati spendibili per correre alla presidenza della Campania. A quanto pare nemmeno nella società civile. A quanto pare il giudice Lello Magi, estensore della sentenza di primo grado nel processo contro i casalesi proposto da Luigi De Magistris, non ha accettato di correre. Tantomeno pare ci sia stato un altro candidato nella “rosa di nomi” che lo stesso De Magistris diceva di avere in ottobre.
L’Idv propone il candidato “improponibile” e accetta ciò che fino a tre giorni fa era “inaccettabile“. La questione morale, a quanto pare, deve ripartire proprio da quel plurimputato che a ragione, dopo aver detto “non mi interessano le dichiarazioni di Bassolino, De Magistris e Di Pietro“, ha abbracciato proprio quell’ex pm che soltanto pochi giorni fa implorava Bersani di “ritirare quella scelta altrimenti siamo pronti a cercare un altro nome con il resto della coalizione“.
Confesso che quella coppia tra i flash dei fotografi mi ha urtato assai più del viso sanguinante di Berlusconi. Checché ne dubiti ingenuamente Gioacchino Genchi. Confesso di non capire cosa abbia spinto Di Pietro ad appoggiare un inquisito anziché ritirarsi dalla corsa in Campania. Come ai bei tempi. Da oggi in poi saranno guai per il primo dipietrista che farà la morale ai partiti degli inquisiti. Anche lì, nell’Idv, gli inquisiti di reati penali avranno una speranza in più per sentirsi legittimati “fino in caso di condanna“. Che per gli house organ berlusconiani è già felicemente sentenziata. Il nuovo tormentone è solo all’inizio.
In Lombardia la fattucchiera Roberto Formigoni corre alla presidenza per il quarto mandato pur non potendo, visto che i mandati massimi consentiti dalla legge sono 2. E la recente legge che lo consentirebbe non è comunque retroattiva.
Intanto a Milano il carnevale ambrosiano è già cominciato. Ieri ha sfilato il carro equestre di Casini dell’unione dei carcerati. Era in città per lanciare la candidatura di Savino Pezzotta. Ma ha lanciato pure strali contro Comunione e Liberazione, la setta integralista per la quale simpatizzano pure quei 4 babbioni lombardi che votano Udc. Casini ha detto che vuole “una Lombardia più libera e meno cementificata nel potere tra CL e Lega“. Non a caso ieri è nevicato intensamente sul capoluogo lombardo.
Per quelle parole sono rimasti di stucco persino i rutelliani dell’Api! a Milano per elemosinare alleanze con l’Udc.
Casini contro CL dei Berluscloni è lo stesso che ha appoggiato il legittimo impedimento, ha firmato il patto per l’Italia e ha promosso il family day assieme al puttaniere.
Eppure anche Pezzotta non ha avuto barlumi di ragione. S’è lasciato intaccare dall’eccitazione del leader cuffariano contro la fattucchiera lombarda uscente: “In Lombardia la sanità è un centro di potere dei partiti; vogliamo che torni a essere dei cittadini“.
Con queste premesse blasfeme l’Udc sferra le sue armi di carta. Nella Lombardia della compagnia delle opere e dell’opus dei. Ci vorranno miracoli.

Al summit di Davos il logo Nike ha rappresentato la raffigurazione economica del ciclo del nuovo decennio: caduta rapida, ripresa lenta.
Quindi la Grecia è ormai fallita! seguiranno a ruota Spagna, Italia e Portogallo. Secondo le favole del regime cartaceo-televisivo l’unione europea dovrebbe “assorbire” i tonfi economici facendosi carico dei debiti degli stati falliti con conseguente svalutazione dell’euro, ma qualcosa mi dice che le 4 nazioni mediterranee saranno sganciate dall’Europa. Lasciate nell’ammollo del loro fallimento economico.
L’Italia, lo sappiamo, è un paese fuori controllo con un debito pubblico galattico e con una percentule di disoccupazione che si avvia verso il 15%. Il governo Berlusconi legifera soltanto per la salvezza “tecnica” dei suoi componenti e dei suoi affini. Berlusconi con la sua maggioranza bulgara approva qualunque attentato antidemocratico alla libertà e alla sovranità popolare, calpestando ogni qualsivoglia forma di diritto costituzionale, ben conscio che un numero sempre maggiore di cittadini poveri e allo stremo non ha tempo per pensare alla sacralità delle istituzioni, in quanto preoccupato a pensare come sbarcare il lunario. Fra lavoretti in nero e sponsorizzazione di amici e parenti i poveri passano le proprie giornate sui grattini o alla ricerca della sestina del Superenalotto.
In questo quadro il potere non ci smena. Il suo unico obiettivo è rischiare il meno possibile. Ecco perché gli importa mantenere il controllo delle opinioni. Da questo punto di vista Internet, considerato un pericolo incontrollato, viene contenuto semplicemente senza migliorare la banda. E quella che c’è è sufficiente cercare di zittirla proliferando leggi inapplicabili nell’illusione di limitarne la libertà di espressione, assieme a norme che complichino le procedure per avviare piccole attività autonome, esasperazione della burocrazia, innalzamento di pressione fiscale con gabelle e multe ingiuste, oltre allo svuotamento delle strutture pubbliche con i tagli ai finanziamenti.
La statalizzazione del dominio delle masse orchestrato da una ristretta lobby di potere corrotto e speculatore, viene esercitata col controllo del potere d’acquisto: le pensioni e gli stipendi inadeguati al costo della vita pagati dando fondo al debito pubblico, stanno per diventare un game over oltre il quale seguiranno tumulti di piazza, saccheggio di case e negozi in un clima da guerra civile.
4 milioni di dipendenti pubblici e 11 milioni di pensionati uniti a migliaia di disoccupati di Eutelia, Fiat, Alcoa col treno di piccole e medie imprese dell’indotto al seguito, sono una bomba che farà saltare in aria lo status di un’economia che ha esaurito un ciclo. Non si torna più indietro. E’ finito il tempo del lavoro e dello stipendio a tutti. La resa dei conti è ormai cominciata e prima che passi ci vorrà tempo e morti. Siamo tutti a rischio, anche gli arricchiti della casta, che avranno qualche chance di salvarsi soltanto se rimarranno barricati nelle loro residenze super protette da guardie assunte e armate fino ai denti, che spareranno a vista ai poveri martiri senza casa, senza lavoro e senza cibo che tenteranno di avvicinarsi.
Ecco perché nella situazione in cui siamo, in un paese fuori controllo, l’imperativo per il potere è barricarsi con ogni forma e mezzo per mantenere i privilegi dietro la parvenza della legalità. Annullare i processi significa salvarsi dal rischio di vedersi sequestrati beni immobili e conti correnti, unica arma vincente per un’elite di delinquenti talmente ricca da essere troppo potente e influenzabile per pensare di abbatterla dall’oggi al domani.
Spetta al popolo reagire. Ma lo farà soltanto quando il numero dei cittadini stremati avrà superato un certo picco. Il default degli stipendi pubblici sarà il precipizio. Per ora il governicchio corrotto va avanti a legiferare ogni sconcezza propagandata da un codazzo di battute infelici. Ultimo esempio l’introduzione dei licei musicali della riforma Gelmini, salutati dal premier come “luoghi in cui le canzoni mie e di Apicella saranno materia di studio grazie ad un ministro che per lavorare ha rinunciato al viaggio di nozze“. Violenta umiliazione alla dignità di milioni di italiani onesti, che hanno creduto a un sistema economico e finanziario che li ha depredati con la complicità dei governi.
Il count-down è già terminato. Con le rivolte violente di una massa di gente disperata senza più nulla da perdere, un duomo in faccia sarà soltanto un solletico.

Dopo il legittimo impedimento… qui il sito del candidato.
Elezioni regionali, a campagna elettorale aperta certi giornalacci insistono nella mission di orientare l’opinione pubblica. Io, liberamente, posterò i video di alcuni candiati che ritengo meritevoli di attenzione a prescindere dalle buone o cattive intenzioni. Nel bene e nel male, come sapete, reputo siano le persone a contare, non la casacca che indossano.
Ebbene, venendo ai giornalacci, mentre soltanto ieri Massimo Ciancimino diceva a un tribunale che il senatore Marcello Dell’Utri sostituì suo padre (il compianto mafioso Vito) nelle trattative dirette con Bernardo Provenzano tra mafia e Stato, il Giornale della escort Littorio Feltri ha ribaltato a tutta pagina: “DI PIETRO COLTO SUL FATTO: ORA PARLI”. Libero ha replicato come Mimì a Cocò: “IL DOSSIER SU DI PIETRO” occhiello: “LE CARTE CHE SPAVENTANO TONINO”. Delle rivelazioni di Ciancimino, insomma, nulla o al massimo qualche sentenza anticipata tipo “LE BUGIE SU DELL’UTRI”.
Il Pd praticamente sciolto può contare su candidati attendibili soltanto tra i radicali: Emma Bonino nel Lazio, Marco Cappato in Lombardia e Silvio Viale in Liguria. Per il resto, proprio in Liguria, molti candidati hanno alle calcagna le procure con indagini poco candide. Ad esempio circolano voci di reato di turbativa d’asta per il vicesindaco di Imperia, Marco Scajola, 39 anni, nipote del ministro Claudio, candidato alle regionali liguri col Pdl. Scajola non è indagato ma la sua posizione di consulente della selezione del personale nella cooperativa savonese “Il Faggio” è oggetto di “approfondimento” nell’ambito di uno stralcio dell’inchiesta condotta dal Pm Paola Calleri della procura di Genova, che sta ricostruendo la gestione degli appalti per 30 milioni di finanziamenti europei. Di Marco Scajola la Calleri vuole capire come ha steso i bandi di gara per ottenere i fondi e assegnare gli appalti, e come ha gestito in contemporanea i ruoli di vicesindaco e di consulente. Gli indagati per associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta, truffa aggravata e fatture false sono in tutto 20 fra consiglieri e assessori regionali bipartisan (tranne Idv) della Liguria, oltre a funzionari di comuni, province, camere di commercio e liberi professionisti.
Indagini che fanno tremare altri politici della riviera di ponente in procinto di candidarsi alla regione Liguria. Tra cui il berlusconiano Stefano Parodi, presidente della giunta provinciale di Savona, sospettato di essersi intascato una tangente di 50 mila euro dal costruttore Pietro Pesce, sotto inchiesta a sua volta dopo che la figlia Giovanna è stata beccata al confine con la Francia con 270 mila euro in bigliettoni da 500 pressati tra le mutande e le natiche. Spiccioli rispetto ai 5 o forse 10 milioni nascosti a Montecarlo, presunti guadagni ricavati in nero grazie alla vendita di case e garage costruiti dall’impresa edile di famiglia nei dintorni di Savona. Il “Lorenzo Cesa” della situazione (corriere dei soldi) sarebbe stato Alberto Ferrando, capogruppo in comune a Celle Ligure “Insieme per Celle”. Nella speranza per lui che non ci vada davvero, in cella, gli va dato atto che si è dimesso dall’incarico senza fiatare. I reati ipotizzati in questo filone delle indagini sono appropriazione indebita, riciclaggio e corruzione.
Intanto il corruttore-corrotto-plurimputato-plurimpunito-puttaniere si fila gli ebrei. Non si reca alle udienze perché sogna Israele nella Ue. Sviolina gli ebrei per raccattare voti proprio alle regionali. Pare che il viaggio a Gerusalemme gli abbia materializzato come sul Sinai un punto e mezzo di popolarità. Per il resto i suoi giornalacci scrivono che “IL KILLER DI BOFFO E’ IN VATICANO” mentre Filippo Stracci vomita le solite “10 DOMANDE AL LEADER DELL’ITALIA DEI VALORI”. Ovviamente senza risposte ai fatti.
Stralcio di “un tragico e farsesco processo, terzo genere teatrale” tratto da”Una commedia all’italiana” del giornalaio libero e indipendente Sergio Romano, che ne ha curato pure la regia sul Corsera del 12 dicembre scorso. Location attuale: Gerusalemme per l’amato, aula bunker per il pretendente.
L’amato, Silvio Berlusconi, ode le serenate del pretendente Massimo Ciancimino, che dai pizzini siciliani canta: “Milano 2 costruita coi soldi dei mafiosi Antonino e Salvatore Buscemi e Salvatore Bonura“. Risponde Berlusconi da Gerusalemme: “Non ho capito l’acquisto di Mancini al Milan“. Gli fa eco Ghedini da Roma: “Mavalàà! Quereliamo“. Intanto il parlamento aiuta la giustizia: va in discussione il legittimo impedimento. Per Berlusconi.
Ciancimino nell’aula bunker ciangotta: “Furono Caltagirone e Ciarrapico a consigliare mio padre di investire i suoi soldi in Canada per le Olimpiadi (Montreal ‘76 ndr). In Italia fu consigliato proprio per Milano 2“. Risponde Berlusconi da Gerusalemme: “L’Italia non investirà più in Iran“. Il parlamento aiuta la giustizia col secondo lodo alfano. (S)coreggia Casini: “Anche il legittimo impedimento sarebbe il male minore“.
Ciancimino nell’aula bunker gorgheggia: “Provenzano incontrava mio padre da latitante perché godeva di una immunità garantita in base a un accordo“. Risponde Berlusconi da Gerusalemme: “La comunita’ internazionale deve sanzionare l’Iran per dissuaderlo dal progetto nucleare“. Se non fossero bombe la frase detta da un corruttore che vota le centrali sarebbe stata una bomba. Ma intanto il parlamento aiuta la giustizia: in aula la leggina che invalida le dichiarazioni dei pentiti. Meno male che Ciancimino è ancora un teste.
Ciancimino nell’aula bunker stornella: “Dell’Utri e Provenzano avevano rapporti diretti“. Risponde Berlusconi da Gerusalemme: “E’ nostro dovere sostenere e aiutare l’opposizione…(!!) iraniana“. Un alto esponente del partito dell’amore confessa divertito: “Abbiamo caricato il fucile con due belle cartucce, entrambe utili da sparare in sequenza“. Peccato che coi processo breve, lodo alfano bis, legittimo impedimento, invalidazione delle dichiarazioni dei pentiti e altre amenità si riempie il caricatore!
Ciancimino nell’aula bunker cinguetta: “C’era un contatto diretto tra Dell’Utri e Provenzano“. Risponde Berlusconi da Gerusalemme: “Siamo vicini alla buona causa del popolo di Israele“. Gli fa eco Dell’Utri del partito del livore, fresco di voto delle leggi ammazza prove: “Invenzioni per buttare fango su di me e sul presidente Berlusconi“. Intanto fuori da Montecitorio protestano i disoccupati dell’Alcoa.
Ciancimino nell’aula bunker vocalizza: “Della trattativa tra Stato e mafia i ministri Rognoni e Mancino erano garanti“. Risponde Berlusconi da Gerusalemme: “Serve un accordo con la Palestina“. Il parlamento risponde col decreto Romani che legalizza la censura di Internet mentre Brunetta dallo studio di Pomeriggio 5 annuncia: “L’anno prossimo mi sposo“.
Ciancimino nell’aula bunker riposa l’ugola fino alla prossima udienza. Berlusconi da Gerusalemme continua a rispondere. Stavolta ai giornalisti: “Quando non avvelenate i pozzi inventate storielle“. Gli fa eco Maurizio Lupi del partito del clamore, che a Ballarò decanta i meriti governativi per aver approvato “l’importante reato di stalking“. Ecco, forse dovrebbero ricorrerci pure i giudici. Perseguitati da un puttaniere che per distrarre l’attenzione dal pretendente mostra il ddl Valentino. Mica il tombeur de femme Rodolfo! ma il più modesto Giuseppe, senatore a ore che assieme alla certezza del diritto, si è tirato addosso pure l’ira degli avvocati penalisti.
Aspettiamo trepidanti un nuovo atto farsa del pensatore servo Sergio Romano per capire come smonterà queste dichiarazioni. Nauralmente sempre in prima pagina.