Federica la bocca amica

federica mogherini
Federica Mogherini

L’estate sta finendo e la ministra se ne va. Federica Mogherini, ministro degli Esteri del governo Renzi, del quale quand’era bersaniana twittava “Ok, Renzi ha bisogno di studiare un bel po’ di politica estera… non arriva alla sufficienza, temo”, è stata nominata Ministro degli Esteri europeo. O meglio, Alto Commissario agli Esteri della Ue, in rappresentanza di un Paese commissariato: l’Italia. Del resto, i meriti, la Mogherini li ha tutti. Quando Renzi la nominò alla Farnesina annunciò i tagli di sedi diplomatiche inesistenti e promise di lavorare sull’Ucraina, e sui Marò sotto processo in India per omicidio. Infatti, l’Ucraina è in guerra invasa dalla Russia sotto embargo, benché la Mogherini sia rimasta all’appello di “non usare strumenti come l’embargo e abbassare i toni“, mentre dei Marò non si sa più nulla. Come mai nulla fino a ieri si è saputo di Catherine Asthton, l’Alto Commissario agli Esteri rimpiazzata dalla Mogherini, decantata come la nuova Lady Pesc, manco fosse Lady Gaga. Renzi è felicissimo di questa nomina. Vuole un altro gelato. I giornali lo celebrano per la sua epica battaglia “è riuscito a imporre la propria candidata” all’Europa perché ora “l’Italia conta“. Il ruolo della Mogherini, è chiaro, viene ammantato di un’importanza che nei fatti è soltanto un incarico di rappresentanza e di portavoce delle politiche estere che decide la Commissione europea. In sintesi, l’Alto Commissario è un ruolo simbolico, impalpabile e privo di potere decisionale. Il potere ce l’ha la grande mafia europea della Troika e delle banche, che si servono di marionette come la Mogherini per far credere ai loro paesi di origine di contare qualcosa. Del resto la Troika ha bisogno di Renzi in Italia. Più dura Renzi, più dureranno recessione, austerity e saccheggio economico del Bel Paese. La Germania, a difesa dei propri interessi, fa così a dispensare zuccherini ai Paesi europei di cui controlla la sovranità. Di contro, in una sovrana ipocrisia, i governi, a cominciare da quello italiano, decantano ruoli pappagallo. Come quello della Mogherini, che di fatto dovrà solo amplificare decisioni altrui. Sarà per tutti Federica la bocca amica. Tempo tre giorni e ce la saremo dimenticata come un sopramobile impolverato. Del resto, il premier non eletto Renzi aveva già detto che la Mogherini è “una di quelle donne a cui non dare un ruolo ornamentale“. Infatti, oggi con Federica in Europa siamo diventati “la goccia che scava la pietra“. Un’inutile nomina esaltata che pare la goccia che fa traboccare il vaso. Intanto, l’Italia se la Pesc.


Travaglio e la serva che non serve

marco travaglio beppe grillo

Resta da capire quale sanzione sia prevista in Italia per i giornalisti che mentono sapendo di mentire. A parte, si capisce, la direzione del Tg1“. Firmato Marco Travaglio a chiusura dell’editoriale sul Fatto dell’11 novembre 2009 a proposito di “Augusto Menzognini“, alias Augusto Minzolini, all’epoca direttore del Tg1 che falsificava un giorno sì e l’altro pure. Quale sanzione ci vorrebbe per un giornalista falsario che dirige un telegiornale pubblico se non le dimissioni? Chieste, indotte o imposte che siano? Trovo strano che per Travaglio si debbano dimettere direttori e presidenti, politici e magistrati, ma non i giornalisti pataccari da organi di stampa pubblici visti da milioni di persone. A meno che a chiedere la testa di Minzo non sia il consigliere del cda Rai Nino Rizzo Nervo (quota Pd, dunque di nomina politica) nei giorni in cui Travaglio era in attesa di ottenere il contratto per andare da Santoro. Non fiatò, Travaglio, per quell’indicibile richiesta ai danni di “un giornalista che parla del politico e non viceversa“. Per non parlare di Antonio Di Pietro, quando nel 2010, da presidente dell’Idv, partito all’opposizione, proprio con un’intervista al Fatto chiese a sua volta le dimissioni di Minzolini. Non c’è un solo rigo di Travaglio sullo stesso giornale che redarguisca l’ex pm di Mani pulite.

Invece se è il M5S a chiedere le dimissioni di un direttore di tg, ecco la bastonata in prima pagina. Fatico davvero a capirlo, talvolta, Travaglio, a parte la comprensione per la sua voglia di smarcarsi dal Movimento 5 stelle sul cui organo politico, il blog di Grillo, per anni ha tenuto la rubrica Passaparola. Ma far passare soltanto i 5 stelle come dittatori della “epurazione vecchio malvezzo della casta” benché i membri di Commissione del gruppo politico più infangato, diffamato, deriso, censurato e travisato della storia repubblicana, usi gli stessi strumenti, quelli della politica che li controlla, per chiedere civilmente le dimissioni di un direttore di nomina politica come Mario Orfeo, non molto diverso da Minzolini e pure da Gianni Riotta in tema di disinformazione, non pare proprio tanto obiettivo da parte di Travaglio. Non si capisce dove e perché soltanto i 5 stelle “sbagliano gravemente a chiederne la testa” (di Orfeo ndr), e men che meno con quali metodi “incompatibili coi principi democratici“. Eppure non c’è traccia di polemica da parte di Travaglio, quando scrisse all’ex direttore dell’Avvenire Dino Boffo sempre sul Fatto, che “era costretto a dimettersi” pur non avendo pubblicato patacche o diffamato alcuno. Forse perché in questo caso c’erano di mezzo i papocchi dei tanto temuti alti prelati del Vaticano, per i quali Travaglio pare usare peso e misura riservati?

Bah, davvero irriconoscibile talvolta Travaglio, quando mena i 5 stelle per difendere un addetto stampa dei partiti come l’attuale direttore del Tg1 Mario Orfeo, mentre in Italia circolano senza lavoro migliaia di giornalisti liberi proprio perché tali. Orfeo, proprio perché direttore di una testata giornalistica di un canale pubblico, dovrebbe raccontare i fatti, non le menzogne. Quale compatibilità con la democrazia ha, lasciare che un diffamatore catodico delinqua impunito in continuazione solo perché è un giornalista? Che si tratti di Orfeo, di Minzolingua, della Petruni, di Ferrara o della struttura Delta della Bergamini, tutti rintracciabili nei focosi pezzi critici e comici di Travaglio? Cosa c’entra accostare un comico satirico come Daniele Luttazzi, a cui Travaglio deve la carriera televisiva grazie a Satyricon, con un giornalista che ha la responsabilità di essere credibile per quello che racconta? E sì che Travaglio ne ha versati di fiumi di inchiostro a proposito di “giornalisti e lecchini di regime” che popolano giornali e televisioni nazionali. Ecco: se finalmente in Italia abbiamo un gruppo politico che usa metodi democratici per scardinare qualche servo di regime, qual è il dramma? Forse il fatto che se il Movimento riuscisse a far rimuovere qualche servo come Orfeo, Travaglio avrebbe meno argomenti da proporre ai suoi lettori?

Di contro, il blog di Grillo, proprio oggi, fa rispondere a un anonimo deputato (Airola) le ragioni della richiesta di queste benedette dimissioni. Il post in questione, guardacaso, non cita mai l’articolo-ramanzina di Travaglio pubblicato sulla prima pagina del Fatto di oggi. Il blog del Movimento più libero e democratico della storia repubblicana, preferisce dire a nuora perché suocera intenda. Censura il nome di colui che, volente o nolente, rappresenta una sorta di Scalfari del grillismo: Marco Travaglio. Citarlo sul blog è una libertà che certo grillismo di vertice ha preferito non prendersi. Tanto per rimanere alle citazioni del vicedirettore del Fatto, “Come diceva Flaiano “dev’esserci qualcuno che continua a spostare la soglia del ridicolo”.


Considerazioni sulla disabilità

bimbo disabile

«Abortisci e prova di nuovo. È immorale partorire un bambino Down se puoi scegliere di non farlo». Per quanto possa essere discutibile, il tweet del biologo britannico Richard Dawkins mi trova totalmente d’accordo. Come dargli torto con tutta la tecnologia attuale che ci permette di stabilire quasi con certezza la presenza di sindromi di tutti i tipi nei feti? Senza arrivare a un’invasiva amniocentesi, ci sono esami come la traslucenza nucale che, fatta all’inizio della gravidanza, ci dà utili indicazioni sulle probabilità di avere un figlio Down. E se un esame ci dice che il nascituro sarà affetto da disabilità o malformazioni, perché scegliere di metterlo al mondo? Per condannarlo a un’esistenza inferiore, sofferente e problematica? Perché come dice Isabella Bossi Fedrigottila libertà di nascere che uno scienziato vuole negare” è “un gesto d’amore“? Amore per chi, se non di genitori di dubbia responsabilità che per amor proprio, per egoismo o perché schiavi di dogmi religiosi, concepiscono un figlio Down, nano o malformato sapendo di condannare la loro creatura a una vita segnata da inferiorità e problemi di relazione col mondo. Vi siete mai chiesti perché solitamente una madre che mette al mondo un figlio con disabilità si lascia andare a scene di isteria e di rifiuto? Perché in natura un individuo non sano viene soppresso. Nel regno animale è ancora così, mentre nel mondo degli umani ci si sottopone a terapie psicologiche per essere addestrati a convivere e a crescere un individuo che non sarà mai indipendente. Aldilà del fatto che dovremmo vivere nelle sembianze di una persona disabile prima di dare per certo il suo stato di “felicità”, ritengo che bisognerebbe rendere obbligatori per tutte le donne gravide i test sulla salute del feto con i costi messi in carico sanità pubblica, visto che una traslucenza nucale costa all’incirca 400 euro. No di certo per obbligare un genitore ad abortire qualora gli esiti d’esame ci dicessero che il nascituro non è sano. Ma per informarlo/informarli e renderli consapevoli che un’interruzione di gravidanza potrebbe essere la soluzione migliore per tutti, oltre che un gesto di umiltà sull’amor proprio. E’ infatti l’amor proprio sommato all’egoismo che genera l’immoralità citata nel tweet di Dawkins. Immorale inteso come condizione forzata che in natura non è accettata. Dunque, sfruttare la tecnologia e le conoscenze attuali per legge, sarebbe un segno di evoluzione sociale e di crescita. Eviteremmo di dover “educare” un individuo a una condizione di inferiore col codazzo di frequenti pellegrinaggi in ospedali e da insegnanti di sostegno, magari con diploma comprato. Eviteremmo il rischio di sfottò da parte dei compagni di scuola e di orribili video di violenza gratuita su Internet da parte dei cosiddetti “normali”. Eviteremmo il mercimonio di fantocci come Baby Down con la scusa di combattere i pregiudizi. Non ci sarebbero gruppi su Facebook come «Giochiamo al tiro al bersaglio coi bambini Down», capace di raccogliere migliaia di iscritti in poche ore. Senza contare che soprattutto in Italia, il costo della disabilità è lasciata quasi del tutto sulle spalle delle famiglie. Insomma, lasciatemi dire che rischiare di concepire un figlio disabile, o peggio, scegliere di averlo sapendolo handicappato quando è possibile evitarlo, è proprio da malati, per non dire matti da legare. Quindi, ben vengano i tweet coraggiosi di atei rispettabili come Richard Dawkins.


Viviana Beccamorti

Ponte di Legno / intervista a Viviana Beccalossi

«Non mi dispiace affatto che questo romeno ubriaco e assassino sia morto, anzi…». Anzi, è contenta l’assessora lombarda al Territorio Viviana Beccalossi che il romeno sia schiattato nell’incidente di Verolanuova in cui sono morti pure fratellino e sorellina italiani. Questa la posizione della bionda politica gardesana col cuore nero come le camicie fasciste (è un’ex Msi) approdata di salto in salto a Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni. Una posizione che a rigor di logica avrebbe dovuto scatenare una bufera assai maggiore rispetto a quella scatenata dalle parole del grillino Alex Di Battista sul terrorismo come forma di ribellione. Invece no. La notizia è apparsa sui giornali tra le brevissime, oppure confusa tra i box pubblicitari accanto a quelli delle puttane che si spacciano per massaggiatrici.

Non è stata proprio nella pelle, Viviana Beccalossi, anzi, Viviana Beccamorti. Il tragico incidente stradale costato tre vite umane non poteva essere miglior propulsore per lanciare un segnale di alta politica, per tentare di uscire dall’anonimato di una giunta fritta alle prese con le noiosissime nomine di Expo infiltrato di ‘Ndrangheta. Quale miglior messaggio di compiacimento e soddisfazione per la tragica fine di un ragazzo di cui nessuno conosce la storia, benché pare fosse ubriaco alla guida di un’auto rubata? Il governatore lombardo Bobo Maroni sta facendo lo gnorri. Pare non essere intenzionato a togliere le deleghe a quest’assessora di un livello zotico tale che in un Paese normale finirebbe a pulire i vetri alle auto ferme al semaforo. E pensare che la Beccamorti ha avuto incarichi plurimi in regione e in Commissione parlamentare in tema di agricoltura. Roba da urlarle “testa agricola!, se non fosse che almeno il contadino ha il cervello fino. Ma si sa, la Beccamorti è fatta così. Non resiste alla fregola di distinguersi in tema di razzismo.

Soprattutto se andare sui giornali con certe sparate, serve a far dimenticare il vizietto dei doppi e tripli incarichi prima di raccomandare in modo ipocrita a Formigoni la “questione morale” con tanto di lettera firmata assieme a Mario Mantovani, ex coordinatore lombardo del Pdl di cui Beccamorti era il vice. Lo scorso inverno la Beccamorti si fece portare via di peso dal capo della Digos quand’era a Brescia a manifestare contro l’ex ministro Kyenge mentre esibiva uno striscione con scritto «L’italianità è storia e tradizione, no allo ius soli». L’allora ministro dell’Integrazione del governo Letta, sarà pure stata “una nullità“, ma detto da lei era solo invidia. E pensare che non abbiamo dimenticato la Beccamorti dire del sindaco di Adro Lancini, che i soli padani a scuola servivano per “cercare visibilità e notorietà”. Infatti, se le felicitazioni per il romeno perito nell’incidente sono un servizio intellettualmente onesto alla collettività, «Lancini certamente non ha reso un servizio intellettualmente onesto alla collettività».

Davvero pregevole questa anti-Minetti paragonabile al boia di James Foley. Chissà cos’avrebbe fatto la Beccamorti con una scimitarra in mano se il povero romeno si fosse salvato in quel dannato incidente! Mentre proviamo immaginare, non perdiamo di vista la realtà di Lampedusa, isola da cui per Beccamorti dovrebbero «evacuare gli italiani» per trasformarsi «in un grande centro di espulsione». Ecco, sarebbe opportuno che Maroni espellesse dalla sua giunta la Beccamorti, e quest’ultima si dimettesse da ogni incarico istituzionale. Per coerenza, vista la raccomandazione fatta all’ex assessore lombardo Davide Boni, indagato e poi archiviato per tangenti «io avrei fatto un passo indietro per uscirne più forte». Senno rischiamo di rinfacciare a Beccamorti di essere stata deputato del Pdl, partito che ha sgovernato questo disgraziato Paese-meta di immigrati da tutto il mondo (alla faccia della Bossi-Fini), e portato allo sfascio economico e sociale. Il partito al quale Mariotto Monti attribuiva le «conseguenze umane della crisi», ma che nonostante l’evidenza, Beccamorti pretendeva in un’interrogazione che “sui suicidi ci chieda scusa“. Qui, con le macabre felicitazioni di morte da parte di Viviana Beccamorti, non ci sono scuse. Ci sono solo immediate dimissioni irrevocabili da presentare, prima che qualcuno lo faccia più rispettosamente a calci nel culo. E’ proprio vero che la vergogna è un sentimento per persone nobili. Non per la Beccamorti.


Il terrorista della menzogna

matteo renzi

Di certo questo post il premier Matteo Renzi non lo leggerà, impegnato com’è con le “docce gelate” dell’Istat, che racconta l’economia italica in recessione pura e dura. Impegnato com’è nella fabbricazione e nello spaccio di balle quotidiane che drogano e alterano la realtà a quella massa indistinta di cittadini italiani oberati da tasse e gabelle. Un esercito di disperati in perenne attesa di frasi rassicuranti come palliativo a un’eterna ubriacatura. Balle e mistificazioni, lo sappiamo, sono la specialità di questo ridicolo esecutivo di servi della Troika capitanati dal clan Renzi-Napolitano. L’unico obiettivo di questo governo di gentaglia farlocca che millanta improbabili riforme al tavolo col pregiudicato Silvio Berlusconi, dalla legge elettorale passando per l’abolizione del Senato, fino alla cosiddetta riforma della giustizia, è quello di spostare l’attenzione sull’unica opposizione presente in parlamento: il Movimento 5 stelle, per spacciarlo come partito di cretini o di responsabili della stagnazione delle vere riforme di cui questo Paese avrebbe bisogno.

L’ultima panzana degna di un buffone da strapazzo qual è, Renzi l’ha pronunciata dopo il rifiuto dei 5 stelle a incontrare il menestrello della giustizia Orlando, in quanto “preferiscono parlare ai terroristi piuttosto che al governo”, facendo chiaro riferimento alle parole di Alessandro Di Battista sul terrorismo come unica arma rimasta ai ribelli in Medio Oriente. Come commentare un’uscita così da figlio di Troika? Dico solo che un premier che parla così non merita soltanto di essere ignorato. Meriterebbe uno sputo in un occhio dato l’infimo livello di disonestà e di falsità su cui cerca di reggere la sua immagine da goffo pataccaro. Una vergogna d’uomo, un terrorista della disinformazione e della becera menzogna che un Paese come l’Italia non merita. Non lo meritano quei milioni di allocchi che hanno votato in buonafede il Pd, e non lo meritiamo noi che viviamo in questo sistema impazzito dove più nulla funziona. Renzi a capo di questo governo finto per conto di Berlusconi (il duo BR), è un incubo dal quale prima o poi dovremo risvegliarci con nuove elezioni. Il motto della nuova campagna elettorale dovrà essere “Basta buffoni e pregiudicati a decidere il nostro destino”. Il Movimento 5 stelle, da buon figliol prodigo, dopo un’insopportabile pantomima al tavolo del Pd, è tornato finalmente all’opposizione dura e pura. Rimanga lì e persegua i suoi obiettivi, anche se non riesce. Se gl’italiani vorranno, capiranno.